Neoplasie vescicali

I tumori della vescica rappresentano, dopo il carcinoma prostatico, le neoplasie  più frequenti dell’apparato genito-urinario.

Le neoplasie vescicali si riscontrano con una incidenza quattro volte maggiore nell’uomo rispetto alla donna e tale incidenza  aumenta con l’età infatti sono rari prima dei quaranta anni e raggiungono un picco massimo intorno ai 65 anni.
Le cause determinanti tali neoplasie non sono completamente conosciute; si ipotizza abbiano un ruolo importante i seguenti fattori:

  • il fumo di sigaretta;
  • le amine aromatiche contenute in alcuni coloranti;
  • la razza (maggiore incidenza negli afro-americani);
  • infezioni da Schistosoma Haematobium (solo in ristrette aree geografiche);
  • chemioterapia con Ciclofosfamide.

Si distinguono due gruppi principali di neoplasie vescicali: superficiali e infiltranti. Entrambi sono tumori maligni ma presentano  comportamento e significato clinico differenti. Le neoplasie vescicali sono caratterizzate da un alto tasso di recidività (pari al 50 – 75%) e di progressione verso la forma infiltrante pari circa al 25%. I tumori infiltranti hanno invece la tendenza ad invadere i tessuti circostanti, sono caratterizzati da peggior prognosi e necessitano di trattamenti terapeutici maggiormente aggressivi.

Il segno principale del tumore della vescica è l’ematuria, ossia la presenza di sangue nelle urine. Di  fronte  a tale segno è sempre necessario escludere una patologia neoplastica delle vie urinarie. Possono coesistere altri sintomi quali il bruciore minzionale, la pollachiuria (bisogno frequente di urinare), la disuria (difficoltà ad urinare). Tale sintomatologia, ancor di più se in presenza di sangue nelle urine, deve portare il paziente a consultare il medico per eseguire un appropriato iter diagnostico e terapeutico.